Un'analisi sui problemi durante l'emergenza Covid 19 nelle Rsa è stata effettuata da Elisabetta Notarnicola e Andrea Rotolo, docenti del Cergas Bocconi.
Dalle prime testimonianze raccolte risultano sette aree di criticità. 1)Per prima cosa le Rsa sono rimaste sole a gestire gli ospiti positivi e a gestire i nuovi contagi. 2) I rapporti con la rete ospedaliera, e con la Sanità territoriale, sono stati bloccati per proteggere gli ospedali da un eccesso di ricoveri. 3) Le relazioni con i medici di famiglia sono state sporadiche. 4) In Regione Lombardia è stato chiesto alle Rsa di ospitare malati di Covid-19 dimessi dagli ospedali. 5) Hanno dovuto organizzarsi in autonomia per la distribuzione di dispositivi di protezione individuale e 6) Anche per l'approvvigionamento. 7) L’attività di screening con i tamponi non è stata sistematica e omogenea. D'altra parte le case di riposo avevano dei problemi già prima dell’epidemia, anche a causa dei pochi finanziamenti che ricevono. Il problema non è solo in Italia, dove tra l'altro ci sono stati meno decessi nelle Rsa (24%) contro il 55% dell’Irlanda, il 53% della Spagna, il 49% della Francia e il 33% del Portogallo, perché le case di riposo sono più medicalizzate. E' anche da notare che gli anziani ricoverati nelle strutture quasi a fine vita e in condizioni di fragilità estrema, perché le famiglie preferiscono tenerli a casa. Ma i finanziamenti pubblici non bastano per l’assistenza sanitaria necessaria. Ciò che emerge da questa esperienza è che è un modello completamente da rivedere. Bisogna mettere gli anziani tra le priorità.
(Sintesi redatta da: Balloni Flavia)