Iscrizione newsletter Chiudi

Registrati alla Newsletter, per essere sempre aggiornato.

* Campo obbligatorio

Indirizzo Email

*

Nome

Cognome

Tipologia Utente:

*
*
Carta d'Identità Centro Studi 50&Più Chiudi

Se non ora quando? Anziani: ripensare l’assistenza territoriale

Welfare Oggi, 2, 2020, pp.5-7

Gli ultra 80enni in Italia sono meno del 7% della popolazione ma rappresentano il 26% degli infetti da SARSCoV-2 ed oltre il 50% dei decessi per Covid-19.
La diffusione dell’infezione tra gli ultra80enni può essere spiegata da modelli guidati dalla percentuale di posti in RSA per regione e dal livello più elevato di frammentazione sociale.

Più RSA e meno famiglia uguale più infezione da SARS-CoV-2 tra gli ultra80enni.

Di fronte all’emergenza le RSA hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza proprio alla cura dei pazienti più fragili, dovuta principalmente al fatto che tali pazienti necessitano di attenzione e cure talmente personalizzate da essere difficilmente applicabili in ambienti in cui vengono assistite contemporaneamente tante persone.
  
Tutta la politica sanitaria internazionale è oggi guidata dal paradigma delle cure personalizzate come approccio vincente per mitigare il declino funzionale.
Ma come è possibile applicare un alto livello di personalizzazione delle cure in ambienti strutturalmente pensati per assistere tante persone insieme, che inevitabilmente devono applicare norme più o meno rigide per offrire assistenza a tutti?

L’epidemia Covid-19 è stata solo il catalizzatore di una inadeguatezza del quadro epidemiologico ed assistenziale odierno, dominato dalla multimorbidità che crea situazioni personali uniche non facilmente riconducibili a schemi assistenziali collettivizzati come sono inevitabilmente quelli impiegati nelle RSA.
Bisogna sperimentare una trasformazione assistenziale.
Prendere in carico le situazioni significa farsi carico della domanda di cura di una persona in toto senza dividere tra sociale e sanitario, tra riabilitazione e ritorno a casa.
Si tratta di quel concetto del continuum assistenziale per cui una volta preso in carico il soggetto con necessità assistenziali non deve autonomamente girare da un ufficio all’altro, da una domanda all’altra, ma ha una persona di riferimento e un piano assistenziale, con obiettivi verificabili ed una persona che si assume la responsabilità che quel percorso sia portato a termine.
Questo continuum assistenziale dovrebbe andare da servizi molto “leggeri” come il monitoraggio telefonico, fino all’assistenza domiciliare anche 24/24, magari per brevi periodi, finalizzata a superare un momento di crisi, come un ritorno a casa dopo un’ospedalizzazione problematica.

In mezzo, tutto il ventaglio dei servizi domiciliari o di comunità attraverso il quale fornire al paziente l’assistenza più adatta.
Non sono queste grandi novità concettuali: la novità sarebbe metterle in pratica.

Questa trasformazione assistenziale andrebbe accompagnata da un’altra trasformazione culturale molto profonda, quella sull’abitare. La popolazione ultra80enne in alcune città italiane vive sola in più del 50% dei casi e necessita di un supporto concreto, talvolta quotidiano.
Si potrebbe incentivare economicamente l’andare a vivere insieme di persone che non riescono a pagarsi l’assistenza se rimangono da sole.
Favorire sempre economicamente, la realizzazione di appartamenti protetti dedicati a persone con qualche compromissione dell’indipendenza fisica.

(Sintesi redatta da: Anna Costalunga)

TORNA ALLA PAGINA PRECEDENTE     AGGIUNGI AI PREFERITI     I MIEI PREFERITI
Autore (Cognome Nome)
Casa Editrice, città
Collana
Anno Pubblicazione2020
Pagine5-7
LinguaItaliano
OriginaleSi
Data dell'articolo19000101
Numero2
Fonte
Approfondimenti Online
FonteWelfare Oggi
Subtitolo in stampaWelfare Oggi, 2, 2020, pp.5-7
Fonte da stampare(Sintesi redatta da: Anna Costalunga)
Volume
Approfondimenti
Attori
Parole chiave: Assistenza Domiciliare Cohousing Residenza Sanitaria Assistenziale Servizi assistenziali Telesoccorso, telecontrollo