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Costalunga Anna

L’eterna giovinezza non è più un mito

09-06-2021

Wolf Reik, 63 anni, è il direttore del Babraham Institute, il centro di ricerca sui meccanismi dell'invecchiamento e del ringiovanimento, situato sulle colline intorno a Cambridge (Inghilterra), nonchè professore di epigenetica. L’epignetica si occupa dello studio di tutte variazioni nell'espressione dei nostri geni, che non sono provocate da vere e proprie mutazioni genetiche, ma che possono, invece, essere trasmissibili senza modificare il DNA. Per mantenersi giovane, Wolf, oltre ad essere un appassionato ciclista, confessa di curare l’alimentazione consumando frutta e verdure fresche, di dormire un buon numero di ore per notte e di spazzolarsi i denti regolarmente (è infatti un fanatico dell’igiene orale).

Ma, come scienziato, insieme a un gruppo di ricercatori di Babraham, ha recentemente lavorato su ciò che lui chiama “riprogrammazione cellulare transitoria”. Partendo dal presupposto che " In linea di principio è tutto reversibile", ha provato a riavvolgere l’orologio del corpo umano. Combattendo il principio di “obsolescenza programmata”, al quale ogni organismo è per sua natura condannato, offe una differente chiave di lettura. Il modo giusto di pensare all'invecchiamento non è in termini di stempiatura, di rughe sulla fronte o dell’affanno nella corsa. Questa, afferma, non è scienza, ma solo la singola esperienza di ciascuno di noi. La scienza dell'entropia umana inizia a livello con la cellula.

Al Babraham Institute si osservano da vicino queste microscopiche unità, scoprendo così il momento esatto in cui una cellula, non più giovane, è in procinto di morire. Il nostro destino, afferma Reik, è scritto dunque nelle nostre informazioni epigenetiche. E può essere riprogrammato grazie alla clonazione. Le cellule infatti si moltiplicano, in due, in quattro e così via, fino al momento della fine della vita. È un sistema che funziona abbastanza bene per un po', però poi si guasta, perché, come dice Reik: "È programmato per commettere errori ad ogni divisione cellulare". Infatti alle estremità dei cromosomi si trovano dei piccoli cappucci noti come "telomeri". Ogni volta che le cellule si dividono (come in un errore di “copia e incolla”), i telomeri vengono leggermente tagliati o accorciati. Continuando a copiare alla fine i telomeri scompaiono.

"Il contenuto delle informazioni si degrada" afferma Reik, "e le cellule iniziano a funzionare in modo subottimale". Diventano “senescenti”. Per lo più si suicidano o vengono uccise da altre cellule. I problemi iniziano quando non muoiono correttamente ma si trasformano in cellule “canaglia”. Alla fine si accumulano e tutto il sistema affonda come "sotto un mucchio di spazzatura".

Per prolungare la vita organica si può agire proprio sulle vecchie cellule prossime al malfunzionamento, che – dice Reik – possono essere estratte e riportate allo stadio di una volta. Le cellule staminali non sono specializzate ma possono svolgere qualsiasi compito. Proprio per questa duttilità sono allo studio della ricerca medica per curare alcune malattie. Ma, soprattutto, afferma Reik, con l'iniezione di una piccola quantità di un "elisir" noto come "fattori Yamanaka" (un cocktail genetico) possono essere rigenerate ("cellule staminali pluripotenti indotte”) e poi reintrodotte, così ringiovanite, per fare funzionare un organo: cuore, arto o cervello che sia. La fantascienza non è mai stata così vicina.

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Autore (Cognome Nome)Costalunga Anna
Casa Editrice, città
Collana
Anno Pubblicazione2021
Pagine
LinguaItaliano
Data dell'articolo19000101
Numero
Fonte
Approfondimenti Online
Subtitolo in stampa09-06-2021
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Approfondimenti
Costalunga Anna
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Parole chiave: Antiaging Atteggiamento verso invecchiamento Longevità Ricerca