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Ageismo in tempo di COVID-19: la discriminazione della terza età

www.altraeta.it, 13-12-2020

“Una società si misura da come si prende cura dei suoi cittadini vecchi” scrive l’OMS.

La pandemia Covid-19 ha accentuato l’esclusione e il pregiudizio contro gli anziani. Questa crisi ha acceso anche un dibattito che è andato oltre il settore specialistico geriatrico, su questioni, ad esempio, relativi al valore della vita in funzione dell’età anagrafica, senza apparentemente tener conto dei contributi di valore degli anziani alla società.

 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce ageismo la presenza di stereotipi, pregiudizi e/o atti di discriminazione contro le persone sulla base dell’età. L’ageismo è un concetto multidimensionale che include tre domini principali: gli stereotipi fanno parte del dominio cognitivo, i pregiudizi appartengono al dominio affettivo mentre gli atti di discriminazione sono parte della dimensione comportamentale. Gli stereotipi, i pregiudizi e gli atti discriminatori propri dell’ageismo si possono esprimere a tre livelli: nel singolo individuo, a livello di società e a livello delle istituzioni.

Già nel 2010 il Ministero della Salute aveva affrontato in maniera molto accurata il fenomeno dell’ageismo. Nel Quaderno del Ministero della Salute dedicato all’assistenza clinica, tecnologica e strutturale all’anziano viene infatti fornita una definizione di ageismo sovrapponibile a quella sopra riportata. Si parla di attitudini pregiudiziali contro gli anziani, pratiche perpetranti gli stereotipi sugli anziani, azioni di discriminazione. Un esempio di stereotipo è quello di considerare gli anziani come una popolazione omogenea per caratteristiche cliniche, biologiche, funzionali e psico-sociali. È evidente come tale stereotipo sia distante dalla realtà. Per definizione, infatti, il fenomeno dell’invecchiamento è caratterizzato da una grandissima eterogeneità, che dipende dalla interazione tra loro delle diverse dimensioni che definiscono la persona anziana: il patrimonio genetico, le caratteristiche biologiche, le capacità funzionali e cognitive, la presenza o meno di disabilità o malattie (soprattutto quelle ad andamento cronico), la formazione culturale, il grado di partecipazione sociale, l’aspetto economico, la presenza o meno di una rete familiare e lo stato di coabitazione.

In un recentissimo studio condotto a Genova, nel periodo immediatamente precedente la pandemia Covid-19, su 1.337 soggetti ultra65enni frequentatori dell’Università della Terza Età,  alla domanda esplicita per valutare l’ageismo percepito: “Negli ultimi 5 anni si è sentito discriminato per la sua età?” il 6,2% dei partecipanti ha risposto affermativamente. Tra i diversi fattori considerati (clinici, funzionali, socio-economici), il grado di fragilità multidimensionale è risultato il fattore più importante significativamente associato all’ageismo percepito. Per questo identificare e prevenire la fragilità nella persona anziana ha il grande significato anche di contrastare l’ageismo.

(Sintesi redatta da: Righi Enos)

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Data dell'articolo2020-12-13
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Fontewww.altraeta.it
Approfondimenti Onlinewww.altraeta.it/ageismo-in-tempo-di-covid-19-la-discriminazione-della-terza-eta/
Subtitolo in stampawww.altraeta.it, 13-12-2020
Fonte da stampare(Sintesi redatta da: Righi Enos)
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Parole chiave: Ageism Stereotipi