(function() { var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true; ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://' : 'http://') + 'stats.g.doubleclick.net/dc.js'; var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s); })();
Iscrizione newsletter Chiudi

Registrati alla Newsletter, per essere sempre aggiornato.

* Campo obbligatorio

Indirizzo Email

*

Nome

Cognome

Tipologia Utente:

*
*
Carta d'Identità Centro Studi 50&Più Chiudi

Paese che vai, cohousing che trovi

La rivista del lavoro sociale, 1/2020, 2020, pp.27-28

Sono molte le parole e i concetti utilizzati per identificare modalità alternative di abitazione che mettono al centro valori come la solidarietà, la sostenibilità, l’inclusione e che mirano a far fronte a diverse esigenze abitative spesso legate a specifiche fragilità e problemi economici: condomini solidali, coabitazione solidale, abitare collaborativo, cohousing, coabitare, villaggio solidale, abitare solidale, social housing, vivere sostenibile, ospitalità solidale. La studiosa olandese Lidewij Tummers individua tre concetti chiave che emergono da queste differenti espressioni.

Un primo concetto è quello che Tummers definisce come «co-», cioè la particella che rimanda alla collaborazione, al costuire qualcosa insieme, al coprogettare. Definizioni come quella dell’habitat groupé (Francia) o delle intentional communities inglesi, o dei wohngruppe tedeschi, o delle viviendas cooperativas in Spagna rimandano proprio a questo.

Un secondo concetto è quello definito dal prefisso «auto-», cioè la capacità delle comunità di autoorganizzarsi in forme dell’abitare partecipato, come nel caso del self-help housing inglese, del baugruppe tedesco, del kraken olandese o delle esperienze di autogestionada in Spagna. Un terzo concetto rimanda alla dimensione «eco-», in cui viene messo in rilievo l’intento della sostenibilità ambientale ma anche di un’ecologia relazionale, come nelle esperienze degli ecovillages francesi, dell’eco-dorp olandesi o dell’ecobarrio spagnolo.

In Austria spicca il Vinzirast-Mittendrin a Vienna. Il progetto è nato nel 2009 sulla scorta di un’esperienza realizzata durante alcune proteste studentesche, in cui degli studenti universitari hanno sperimentato la convivenza con alcuni homeless all’interno dell’auditorium dell’Università. individuando un edificio abbandonato poi ristrutturato attraverso un finanziamento pubblico e donazioni private. Attualmente è abitato da circa una trentina di persone tra i 20 e i 67 anni che qui vivono e studiano.

In Italia dal 2011 si segnala il progetto Villaggio Solidale di Mirano (Venezia): la struttura ospita persone che vivono in situazioni di temporanea difficoltà, anziani, mamme sole con figli, disoccupati, persone con disagio psichico, persone con disabilità, richiedenti protezione internazionale, studenti, lavoratori fuori sede e alcune famiglie solidali. Anche la cittadinanza partecipa alla vita del Villaggio Solidale, condividendo spazi e iniziative

(Sintesi redatta da: Anna Costalunga)

TORNA ALLA PAGINA PRECEDENTE     AGGIUNGI AI PREFERITI     I MIEI PREFERITI
Autore (Cognome Nome)
Casa Editrice, città
Collana
Anno Pubblicazione2020
Pagine27-28
LinguaItaliano
OriginaleSi
Data dell'articolo19000101
Numero1/2020
Fonte
Approfondimenti Online
FonteLa rivista del lavoro sociale
Subtitolo in stampaLa rivista del lavoro sociale, 1/2020, 2020, pp.27-28
Fonte da stampare(Sintesi redatta da: Anna Costalunga)
Volume
Approfondimenti
Attori
Parole chiave: Cohousing