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Balduzzi Paolo

L’impatto dell’IA sulle pensioni degli italiani

Il Messaggero, 11-03-2024, p.1, 14

Oggi una delle sfide più importanti per il genere umano è quella posta dall'intelligenza artificiale. Lo è per l'economia, il diritto, l'ingegneria, la politica, visto che le preoccupazioni sono molte: la tutela della privacy e della reputazione delle persone, i rischi che la produzione di "fake news" porrà ai meccanismi democratici e, infine, alla distruzione di numerosi posti di lavoro. La sostituzione di lavoratori con la tecnologia non è certo una novità della storia industriale umana, ma oggi c'è un'altra conseguenza indiretta: il gettito fiscale.

Nel nostro Paese, l'Imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef) raccoglie circa 200 miliardi di euro l'anno. Oltre l'80% deriva dalla tassazione dei redditi da lavoro. Non solo: il sistema pensionistico italiano si regge ogni anno su oltre 250 miliardi di euro raccolti nella forma di contributi sociali, pagati da lavoratori e datori di lavoro.

Se l'intelligenza artificiale diminuirà il numero di occupati, ci sarà da attendersi un sicuro impatto negativo sul lato delle entrate pubbliche nonché un probabile impatto positivo (cioè un aumento) sul fronte delle spese di assistenza. Un'eventuale diminuzione dei lavoratori avrà un effetto devastante anche sul bilancio pubblico. Il riferimento al nostro Paese non è solo dettato da ovvie ragioni residenziali. L'Italia è infatti, tra i Paesi europei, quello che sta invecchiando maggiormente.

Il fenomeno è noto e già da più parti, demografi ed economisti in testa, si levano richiami alla politica per intervenire in maniera efficace. In un contesto simile, l'ulteriore diminuzione della forza lavoro dovuta all'intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto letale sui sistemi fiscali nazionali. Al momento, sembra molto probabile il rischio di una banale competizione sleale sul mercato del lavoro, che potrebbe avere conseguenze non lontane da quelle immaginate da film e libri di fantascienza del secolo scorso. I governi, che quando vogliono ne sanno una più del diavolo, si stanno attrezzando per provare a tassare i robot stessi. O, più realisticamente, chi i robot utilizza e gode dei loro frutti in termini di brevetti, rendimenti di capitale, profitti. 

L'unica soluzione efficace è quella di una collaborazione tra Stati e di un coordinamento globale per arrivare auna tassazione uniforme. Si tratta di una strada tutta in salita: le vicende della cosiddetta "global minimum tax", un'imposta mondiale che secondo l'Ocse dovrebbe colpire i profitti delle multinazionali, dimostra almeno due cose: che un accordo è molto difficile da raggiungere e che l'aliquota di tassazione (il 15%) non potrà che essere molto bassa. Un'eventuale imposta sui robot o sul loro utilizzo, nonostante gli sforzi, potrebbe comunque essere insufficiente per compensare i mancati introiti dalla diminuzione delle imposte sul lavoro. Impedire un processo che sembra inevitabilmente iniziato non può che essere controproducente: oltre ai posti di lavoro, si rischierebbero di perdere enormi fette di mercato e quindi quei profitti e quei guadagni di produttività che potrebbero, almeno parzialmente, compensare le perdite. Al contrario, meglio giocare d'anticipo: da un lato, cominciando già da oggi a cercare strumenti fiscali innovativi; dall'altro, e soprattutto, adeguando i curricula scolastici alle nuove sfide del futuro, così da cavalcare l'onda delle nuove professioni legate all'intelligenza artificiale e dai sfruttarne al meglio le potenzialità.

(Sintesi redatta da: Valerio Maria Urru)

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Autore (Cognome Nome)Balduzzi Paolo
Casa Editrice, città
Collana
Anno Pubblicazione2024
Pagine1, 14
LinguaItaliano
OriginaleSi
Destinatari
  • Studenti e ricercatori
Data dell'articolo2024-03-11
Numero
Fonte
Approfondimenti Online
FonteIl Messaggero
Subtitolo in stampaIl Messaggero, 11-03-2024, p.1, 14
Fonte da stampare(Sintesi redatta da: Valerio Maria Urru)
Volume
Approfondimenti
Balduzzi Paolo
Attori
Parole chiave: Sistema pensionistico Tecnologia