Giovani ed anziani stanno vivendo il dopo lockdown in modi molto diversi: i primi con la voglia di riprendersi il tempo e le relazioni perdute, mentre i secondi sono frenati dalla prudenza e dalla preoccupazione per il prossimo futuro.
Eppure il dialogo tra queste generazioni, problematico già da anni, è un ponte che va assolutamente ricostruito. I giovani che accusano gli anziani per le pensioni "garantite" e per le difficoltà economiche che incontrano sul lavoro, con l'epidemia vedono peggiorare la situazione. Maggiori spese sanitarie maggior nuovo debito pubblico che ricadrà sulle loro spalle. Infatti nella ricerca Censis-Tendercapital, presentata a giugno, risulta che a fronte del 32,8% degli anziani che si dice ottimista per il proprio futuro risponde solo il 10,4% dei millennials che vedono un futuro roseo. Si è diffusa dal mondo anglosassone l'espressione «Ok boomer» che definisce da parte dei giovani, in modo un po’ sprezzante, la generazione degli anni Sessanta, con le loro granitiche certezze, il loro paternalismo, le loro visioni antiquate del mondo e il loro maturo cinismo.
Per il Censis si può addirittura parlare di «rancore sociale» portato dai giovani verso i 'longevi', visti come dissipatori di risorse pubbliche. Costruire un dialogo tra le generazioni e riaprirsi all'ascolto è assolutamente necessario per andare avanti con una società più giusta.
(Sintesi redatta da: Balloni Flavia)