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Carrino Antonella

Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva: una delle priorità è la non autosufficienza

12-12-2019

Dal 22° Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato  emerge che i cittadini si sono ormai rassegnati ad affrontare di tasca propria parte delle spese per la loro salute. Due le battaglie fondamentali da affrontare nei prossimi mesi: quella dei servizi territoriali, poiché non esistono modelli organizzativi definiti e standard da rispettare nelle varie zone del Paese e quella per la sburocratizzazione del SSN perché diventi davvero a misura di cittadino. Si legge nel rapporto che “la rete di servizi offerta dal nostro sistema socio-sanitario, nonostante investimenti recenti in assistenza domiciliare integrata, risulta ancora troppo debole e concentrata in aree limitate per garantire una copertura adeguata in termini di assistenza della non autosufficienza”.

Incremento della aspettativa di vita  vuol dire per molti trascorrere più anni con una o più patologie croniche o in una condizione di non autosufficienza. In base a questa situazione sono state riformulate le esigenze dei cittadini e si è modificato l’ordine delle priorità degli interventi richiesti. Non disporre di riabilitazione di qualità se necessaria, di assistenza a domicilio adeguata, per qualità e quantità di ore, di RSA o di strutture per lungodegenza può cambiare radicalmente la qualità della vita, per le fasce di età più avanzate e per intere famiglie.

Rispetto alla precedente rilevazione, sono ulteriormente cresciuti i costi sostenuti per ticket, farmaci, visite specialistiche in intramoenia o nel privato, evidenziando un problema soprattutto per le fasce di popolazione che hanno pagato il prezzo più alto in questi anni di crisi. Per quanto riguarda i farmaci, le difficoltà di accesso dichiarate hanno riguardato soprattutto i loro costi; il dato relativo passa dal 23,8% al 31,5% con un preoccupante aumento dovuto fondamentalmente al cambiamento in negativo delle condizioni socioeconomiche di una fetta sempre maggiore della popolazione. Quanto alle prestazioni in intramoenia, sono passate  dal 14,6% del 2017 al 16,9% del 2018 fatto che testimonia la  prassi consolidata che sono diventate non una scelta ma una necessità di risposta alle esigenze inevase nel canale pubblico. Più di tutti hanno sofferto le famiglie coinvolte nell’assistenza a non autosufficienti.

Ben altro impegno economico è stato richiesto a queste ultime che hanno dovuto garantire al domicilio la presenza di una o più badanti o sostenere la retta di una RSA o di una struttura per lungodegenti.  Con riguardo alla burocrazia i cittadini hanno denunciato la difficile esigibilità di alcuni diritti, come il riconoscimento di invalidità e la concessione della indennità di accompagnamento, che sono i due esempi più segnalati. L’iter di accertamento di invalidità ed handicap risulta complesso in ciascuna fase: dalla difficoltà nella presentazione della domanda ( segnalata in quasi 1 caso su 2- 45,4%), all’individuazione del soggetto che può presentarla telematicamente, alla costruzione della documentazione clinica aggiornata fino alla stesura delle relazioni di specialisti del servizio sanitario pubblico. Il risultato è che si attende anche un anno intero per essere convocati a visita (20,4% delle segnalazioni). Il rapporto sottolinea che, rispetto al 2017, l’attesa è ulteriormente aumentata sia per il primo accertamento dell’invalidità (+2,6%), che nel caso di presentazione di una domanda di aggravamento della patologia (+2.5%).

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Autore (Cognome Nome)Carrino Antonella
Casa Editrice, città
Collana
Anno Pubblicazione2019
Pagine
LinguaItaliano
Data dell'articolo19000101
Numero
Fonte
Approfondimenti Online
Subtitolo in stampa12-12-2019
Fonte da stampare
Volume
Approfondimenti
Carrino Antonella
Attori
Parole chiave: Empowerment Ricerca Servizi assistenziali Servizi sanitari Welfare